Iniziava proprio così la email che ho ricevuto ieri: “Voglio uno scrittore fantasma che si dedichi a scrivere la mia storia…” Il mittente proseguiva ragguagliandomi con poche, essenziali informazioni sui punti salienti del suo percorso di vita, una biografia interessante che di sicuro varrebbe la pena approfondire. L’approccio, con quel voglio, ha suscitato in me qualche perplessità oltre a una certa curiosità. Fare il ghost writer permette di incontrare persone interessanti, ma di sicuro non è una regola e la cautela è d’obbligo.
Inquadrare correttamente il potenziale narratore è la chiave per la riuscita di una collaborazione soddisfacente tra chi scrive e chi racconta. Di solito chi si candida a farmi scrivere una storia è mosso da diversi motivi, uno tra quelli comuni a tutti è il pensare che, avendo un vissuto importante da raccontare e un messaggio da passare, potrà essere utile a chi leggerà il nostro libro. Di norma il processo che conduce fino a me queste persone è meditato sia che vogliano scrivere la propria autobiografia sia che abbiano in testa l’idea di mescolarla alla trama di un romanzo. Dicono: “Da molto tempo ho in mente di scrivere un libro. Ci ho provato, poi mi sono reso conto di quanto sia difficile e complesso e ho capito che scrivere non è il mio mestiere. Ho cominciato a valutare altre possibili soluzioni e ho scoperto che esistono i ghost writer”.  Questo è sempre il primo passo, infatti, hanno chiarito a se stessi che l’obiettivo non può essere quello di condividere il solito diario, magari un quaderno di appunti da tenere nascosto nel cassetto o in un file del Pc. Il traguardo che si pongono è molto più ambizioso: chiudere la storia in un libro che altri possano leggere con piacere, spesso un’autobiografia scritta con il ritmo del romanzo, così coinvolgente da far sì che molti lettori, e non solo chi ne è protagonista, possano godere del piacere della lettura. Scopriranno anche che diventare narratori è un’esperienza straordinario, il più bel viaggio che si possa fare nella vita, a patto di scegliere il ghost writer giusto.

È bello scrivere perché riunisce le due gioie:
parlare da solo e parlare a una folla.
4 maggio 1946 _ Cesare Pavese

Immagine dal web – Eh, caro Snoppy, scrivere non è il tuo mestiere.

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