Questo libro, Memorie di una sopravvissuta di Doris Lessing, è tra i meno citati tra quelli scritti dall’autrice, premio Nobel per la letteratura nel 2007, eppure il fatto che la stessa Lessing l’abbia definito più volte come la sua autobiografia immaginaria dovrebbe contribuire a sollecitare l’interesse dei lettori. Non è un testo facile da interpretare poiché consegna il lettore a una dimensione onirica angosciante in cui il senso di vivere una catastrofe inevitabile e ingovernabile, schiaccia qualsiasi ragione. Ho letto questo libro più di vent’anni fa e mi aveva profondamente impressionato, l’ho ripreso in mano in questi giorni per un caso e ne ho riletti alcuni brani qui e là.  La percezione da parte della protagonista, una donna matura, del disastro incombente e in parte già compiuto, quella cosa “indefinibile” che pure lei cerca di comprendere, è un elemento in cui ora, forse, possiamo in qualche modo riconoscerci. Il racconto, un distopico pubblicato nel 1973, offre spaccati vicini alla nostra attualità. La donna vive a cavallo di un mondo reale incomprensibile e di un altrove, oltre il muro, che offre immagini sempre diverse, inafferabili. Le figure chiave della storia, la giovane Emily e il suo animale, il cane/gatto di nome Hugo, presenti di qua e di là del muro, mescolano i piani della storia nello scenario straniante della città devastata, nelle orde dei migranti, nei cambiamenti di Emily che si innamora di Gerald e del cane/gatto che manifesta percezioni umane. La protagonista, la stessa Lessing, osserva e registra ogni cosa senza riuscire a comprendere ciò che sta accadendo e tuttavia continua a prendersi cura dei suoi ospiti.

La citazione:
Possiamo abituarci a qualsiasi cosa; va bene, è un luogo comune, ma forse bisogna viverle, certe esperienze, per coglierne fino in fondo l’orribile verità. la gente fa di tutto per adeguarsi a una “vita normale”. Proprio in questo consisteva il particolare clima di allora; gli aspetti più bizzarri, e frenetici, orrendi, minacciosi, l’atmosfera da assedio o di guerra, si combinavano con quelli più consueti, abitudinari, addirittura decorosi. (…) Forse accettavamo tacitamente che niente di particolare, o almeno, niente di irreparabile, stesse accadendo, perché per noi il nemico era la Realtà, era aprire gli occhi su cosa stava succedendo“.

Memorie di una sopravvissuta di Doris Lessing
pag.249 – Fanucci, 2003
Traduzione di Cristiana Mennella

Quarta di copertina:
Un romanzo che sembra una fiaba e che nasce da quell’antica tradizione in cui i narratori prendono il volo verso la dimensione fantastica a partire dalle solide fondamenta della realtà. E la realtà del romanzo è quella che abbiamo davanti a noi, nel futuro, un mondo dove la barbarie è la norma e ognuno deve lottare per sopravvivere, uomini, donne, persino i bambini, in un vortice di ferocia. La voce narrante è quella di una donna che osserva le cose cadere in pezzi, mentre le orde migranti si spostano alla ricerca di un luogo sicuro, di un rifugio, di una vita migliore che sempre si trova da qualche altra parte. Una donna a cui uno sconosciuto ha affidato una bambina, Emily, con poche lapidarie parole: “Abbi cura di lei, ne sei responsabile”. Ora la bambina è una meravigliosa ragazza, e ad accompagnarla c’è Hugo, metà cane, metà gatto, bizzarra e adorabile creatura capace di proteggere e di confortare. Ma in tutto questo esiste un luogo dove il tempo si dissolve come i sogni o le nuvole, in cui scene fantasmagoriche sembrano evocare le paure di un bambino o la sofferta esperienza di un adulto, e dove prendono corpo presenze sovrumane, dolci e potenti, che vigilano su di noi… ma cosa sono, dove si trovano? Mentre nel mondo visibile la civiltà va in frantumi, qualcosa di molto diverso prende vita in questo spazio segreto che è al margine delle nostre esistenze quotidiane, e in cui forse vivono altri noi stessi, proiezioni o sogni dei nostri desideri.

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