Nello scrivere un libro dedico sempre una particolare attenzione ai nomi da attribuire a ciascun personaggio; si tratta di una scelta complicata che richiede tempo e impegno e non deve mai essere fatta a caso. Di solito inizio a documentarmi su una possibile rosa di nomi facendo ricerche correlate al contesto geografico e al periodo storico in cui si snoda la vicenda che intendo narrare e, secondo i casi, restringo l’indagine all’ambito sociale e culturale di provenienza dei personaggi. Per alcune storie mi piace considerare anche l’etimologia e il significato del nome, un dettaglio che non tutti i lettori coglieranno anche se sono convinta che possa comunque riverberare su gran parte di coloro che leggeranno il libro. Infine, i nomi, come i cognomi e i soprannomi, devono essere facili da ricordare, molto diversi gli uni dagli altri e mai sovrapponibili ed è importante evitare che siano assonanti.

 Lo scrittore deve battezzare ciascun personaggio con il nome che meglio lo rappresenta; da quel momento pensarà e scriverà di lui come lo avesse accanto, lo avrà in testa come un amico, o un nemico poco importa, ma se condividerà il tempo della scrittura avendolo a fianco come un compagno di viaggio attivo, avrà una opportunità in più di costruire un personaggio riuscito, ovvero credibile e coinvolgente, per i lettori cui il libro è destinato.

Nella scelta finale di Ruggero al posto di Paolo, di Adriana al posto di Sofia, tanto per fare un esempio, analizzo l’effetto che produce (in me) il nome sulla carta, nella frase, in un paragrafo, magari nella dida di un dialogo, poi osservo la misura della sua lunghezza, infine lo ripeto più e più volte, in diversi toni, per assorbirne il suono. Alcuni nomi possono, e devono, stridere tra i denti, altri devono avere un’impronta musicale.  Il nome giusto, come il cognome cui deve accordarsi, ha un grande peso nel definire l’identità del personaggio, deve essere coerente con il carattere che intendo attribuire a quella data persona che, nel momento in cui entra nella pagina indossando il nome che lo identifica, prende corpo e diventa quasi reale.

Curo la scelta dei nomi per i protagonisti della storia e anche per i personaggi secondari. Negli ultimi mesi ho scritto un libro in cui si muove un personaggio secondario e comunque significativo, cui ho attribuito un nome con una storia particolare: Sebastiano vive nel romanzo come Bastian e con la caduta della sillaba iniziale e l’elisione della vocale finale,  questo nome ha assunto il colore, la musicalità e la consistenza che cercavo per definire il tipo di uomo di cui volevo scrivere.

Mentre portavo avanti il lavoro di documentazione su Sebastiano, Bastian, sono inciampata nel modo di dire “bastian contrario“, ovvero colui che contraddice per il gusto di farlo. Ho imparato che è esistito un Bastiano Contrario, malfattore forse morto impiccato e che c’è stato anche un Bastian Contrario che nel 1671, su incarico  del duca Carlo Emanuele II di Savoia, condusse un’azione contro la Repubblica di Genova; inoltre è esistito un pittore fiorentino, Bastiano da San Gallo, rimasto nella storia per il suo brutto carattere.

I dubbi riguardo l’origine di questo modo di dire sono molti, l’unica cosa certa è che l’espressione “bastian contrario” è stata usata per la prima volta nell’accezione che conosciamo, il 28 febbraio 1819 in uno scritto pubblicato su “Il Conciliatore” a firma di Lodovico Arborio Gattinara, Marchese di Breme (1780-1829), abate torinese e propugnatore del Romanticismo (fonte: L’avventura delle parole di Antonio Giardullo).

Di recente l’Accademia della Crusca ha ipotizzato che forse bastian contrario portebbe indicare l’asta che si oppone all’interno dei portoni, assai diversa dalla stanga, o spranga, intesa come elemento orizzontale di blocco; dal paletto, il fermo che chiude i battenti a muro o a pavimento, e differente dal puntello che limita il battente chiuso di un portone o di un cancello. L’espressione bastian contrario potrebbe appartenere al gergo artigianale consueto in qualche zona d’Italia: il bastian “contrario” si oppone alle effrazioni e rientra tra i sistemi di sicurezza assai basici già citati: il puntello, la stanga, ecc.

Detto ciò, avrò azzeccato la scelta del nome per il mio personaggio, Bastian? Magari me lo direte voi, quando uscirà il libro.

Immagine dal web: sculture di carta di Su Blackwell

Share: