Quando un autore mi invia un manoscritto affinché io lo legga, si arrovella pensando al giudizio che darò riguardo la storia e la scrittura; spesso non tiene conto che anche il modo in cui presenta visivamente il testo ha un peso per chi, come me, dovrà leggerlo.  Così va a finire che sono davvero tanti i dattiloscritti impaginati in modo sciatto che ricevo, pagine che non mi invitano, anzi talvolta ammetto di essere tentata di procedere alla loro immediata eliminazione e qualche rara volta sono passata alle vie di fatto.

In generale quando apro un file e trovo un impaginato disordinato, faticoso e improbabile, mi faccio delle domande sull’autore ancora prima di leggere una sola riga della sua opera: le risposte che mi passano per la testa non sono mai lusinghiere.

Se siete scrittori, o credete di esserlo, o vi affannate per imparare il mestiere, sarete di sicuro anche dei lettori appassionati (se non lo siete smettete di scrivere e di leggere questo post, non vi serve). Avrete la casa piena di libri e leggendo avrete anche avuto modo di notare quali siano quelli il cui impaginato facilita la lettura, per gradevolezza e fruibilità. Prendeteli ad esempio per il vostro lavoro e ricordate che  proporre un testo ordinato e leggibile è la prima forma di rispetto che manifestate nei confronti di chi dovrà leggervi.

Per prima cosa familiarizzate con il vostro programma di scrittura; sembra un suggerimento scontato, ma non lo è.

Non è importante, anzi è inutile che creiate una copertina per il vostro manoscritto, perdendo tempo nella ricerca di soluzioni grafiche poco credibili. Quel che interessa è che mettiate in evidenza il vostro nome e cognome, la email e un recapito telefonico, il titolo dell’opera, la data e la “sua misura”, ovvero il numero di battute spazi inclusi (qui il link in cui spiego come si misura un testo).

Apprezzo molto la presenza di margini larghi, che lascino spazio per eventuali note, e di una interlinea non fittissima (1 o 1,15 di word vanno bene).

Non dimenticate di inserire la numerazione delle pagine.

Inoltre il testo deve essere giustificato, ovvero le righe devono essere allineate a destra e ogni capoverso, ciascuna delle parti in cui sono suddivisi i capitoli di un’opera, deve rientrare. La mia misura preferita è 0,5 cm.

Per quanto riguarda il carattere, quelli più in uso sono il Garamont e il Times, di solito in corpo 12. Io apprezzo il 14 perché sono ciecata di nome e di fatto e questo è un elemento importante da non sottovalutare. La miopia è in incremento tra i lettori di tutte le età. Per lo stesso motivo scrivete sempre in tondo e in nero, non vi azzardate a prendere in considerazione il corsivo o a farvi venire la voglia di provare un grigio o qualche altro colore per fare gli originali. Per quanto mi riguarda evitate di impaginare in A4 orizzontale su due colonne per dare al vostro testo l’aspetto di un libro, non è funzionale al lavoro di un ghost writer, di un editor e neppure a quello di un correttore di bozze.

Mandatemi il file in docx o in pdf, o in ambedue questi formati. Se per scrivere utilizzate un formato diverso, occupatevi di convertilo nel formato più gradito a chi dovrà leggere; è nel vostro interesse.

A proposito, vi ricorda qualcosa il titolo di questo post, ovviamente preso alla lontana? Vi metto sulla strada giusta:  Ernest Hemingway.

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