Browsing Category

Scritture&Scrittori

Professione Ghost Writer: firmiamo per #dilloinitaliano

Scritture&Scrittori By Febbraio 8, 2015 No Comments

Home_dilloinitaliano-webQui di seguito trovate il testo di una petizione in favore di un uso più consapevole della lingua italiana. La petizione invita l’Accademia della Crusca a sostenere questa istanza, ma c’è bisogno dell’aiuto di tutti. La lingua italiana è la nostra lingua, un nostro bene comune.
Se condividete questo principio firmate su Change.org la petizione.

“La lingua italiana è la quarta più studiata al mondo. Oggi parole italiane portano con sé dappertutto la cucina, la musica, il design, la cultura e lo spirito del nostro paese. Invitano ad apprezzarlo, a conoscerlo meglio, a visitarlo. Le lingue cambiano e vivono anche di scambi con altre lingue. L’inglese ricalca molte parole italiane (manager viene dall’italiano maneggiare, discount da scontare) e ne usa molte così come sono, da studio a mortadella, da soprano a manifesto. La stessa cosa fa l’italiano: molte parole straniere, da computer a tram, da moquette a festival, da kitsch a strudel, non hanno corrispondenti altrettanto semplici, efficaci e diffusi. Privarci di queste parole per un malinteso desiderio di “purezza della lingua” non avrebbe molto senso.
 Ha invece senso che ci sforziamo di non sprecare il patrimonio di cultura, di storia, di bellezza, di idee e di parole che, nella nostra lingua, c’è già.
 Ovviamente, ciascuno è libero di usare tutte le parole di qualsiasi lingua come meglio crede, con l’unico limite del rispetto e della decenza. Tuttavia, e non per obbligo ma per consapevolezza, parlando italiano potremmo tutti cominciare a interrogarci sulle parole che usiamo. A maggior ragione potrebbe farlo chi ha ruoli pubblici e responsabilità più grandi. Molti (spesso oscuri) termini inglesi che oggi inutilmente ricorrono nei discorsi della politica e nei messaggi dell’amministrazione pubblica, negli articoli e nei servizi giornalistici, nella comunicazione delle imprese, hanno efficaci corrispondenti italiani. Perché non scegliere quelli? Perché, per esempio, dire form quando si può dire modulo, jobs act quando si può dire legge sul lavoro, market share quando si può dire quota di mercato? Perché dire fashion invece di moda, e show invece di spettacolo? Chiediamo all’Accademia della Crusca di farsi, forte del nostro sostegno, portavoce e autorevole testimone di questa istanza presso il governo, le amministrazioni pubbliche, i media, le imprese. E di farlo ricordando alcune ragioni per le quali scegliere termini italiani che esistono e sono in uso è una scelta virtuosa. Il seguito della petizione su Change.org, se siete d’accordo firmate su firmate su Change.org, parlatene, condividete in rete.

 

Share:

Letture&Lettori: Nel 2014 sono diminuiti i lettori, lo dice l’Istat

Scritture&Scrittori By Gennaio 19, 2015 No Comments

MN_Lesen_ist_cool-webNel 2014, oltre 23 milioni 750 mila persone di 6 anni e più dichiarano di aver letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti l’intervista, per motivi non strettamente scolastici o professionali. Rispetto al 2013, la quota di lettori di libri è scesa dal 43% al 41,4%. La popolazione femminile mostra una maggiore propensione alla lettura già a partire dai 6 anni di età: complessivamente il 48% delle femmine e solo il 34,5% dei maschi hanno letto almeno un libro nel corso dell’anno. La quota di lettori è superiore al 50% della popolazione solo tra gli 11 ed i 19 anni mentre la fascia di età in cui si legge di più è quella tra gli 11 e i 14 anni (53,5%). La propensione alla lettura è fortemente condizionata dall’ambiente familiare: leggono libri il 66,9% dei ragazzi tra i 6 e i 14 anni con entrambi i genitori lettori, contro il 32,7% di quelli con genitori che non leggono libri. Nel Mezzogiorno la lettura continua ad essere molto meno diffusa rispetto al resto del Paese: meno di una persona su tre nel Sud e nelle Isole ha letto almeno un libro (la quota di lettori è rispettivamente il 29,4% e il 31,1% della popolazione). Si legge di più nei comuni centro dell’area metropolitana: la quota di lettori è al 50,8%, ma scende al 37,2% in quelli con meno di 2.000 abitanti. Quasi una famiglia su dieci (9,8%) non ha alcun libro in casa; il 63,5% ne ha al massimo 100. I “lettori forti”, cioè le persone che leggono in media almeno un libro al mese, sono il 14,3% dei lettori, una categoria sostanzialmente stabile nel tempo. La crisi della lettura è da attribuire soprattutto a una diminuzione dei “lettori deboli” (da 11,5 milioni del 2013 a 10,7 del 2014, pari a una variazione annua del-6,8%). Quasi un lettore su due (45%) dichiara di aver letto al massimo tre libri in un anno. Circa 5 milioni di persone di 6 anni e più hanno dichiarato di avere letto o scaricato libri online o e-book negli ultimi tre mesi: una quota pari all’8,7% della popolazione di 6 anni e più ed al 15,6% delle persone che hanno utilizzato Internet negli ultimi tre mesi. Il principale fattore che limita la diffusione dei libri in Italia è, per un editore su due (49,9%), la mancanza di un’efficace educazione alla lettura. Lieve segnale di ripresa della produzione editoriale nel 2013: aumentano del 6,3% i titoli pubblicati e del 2,5% le copie stampate. Il mercato digitale continua a crescere. Quasi un libro stampato su quattro (circa 15.000 titoli, pari a oltre il 24% della produzione totale del 2013) è diffuso anche in formato e-book. La versione digitale è ormai prevista per quasi la metà dei libri scolastici (49,6%). Le librerie indipendenti e gli store online sono considerati dalla maggioranza degli editori (rispettivamente il 41,3% e il 31,5%) i canali di distribuzione su cui puntare, per accrescere la domanda ed ampliare il pubblico dei lettori. Il settore dell’editoria per ragazzi mostra invece una netta ripresa (+18,6% il numero di titoli pubblicati rispetto al 2012) e +23,1% per l’editoria educativo-scolastica. Fonte Istat – Produzione e lettura di libri – 15_gen_2015 – Testo integrale

Share:

Letture&lettori: Il libro di carta non è morto

Scritture&Scrittori By Gennaio 14, 2015 No Comments

index-webSecondo quanto riportato dal Financial Times, nel mondo anglosassone stanno crescendo le vendite di libri tradizionali, mentre il digitale è in stallo. In Gran Bretagna la catena di librerie Waterstones parla di vendite cresciute nel mese di dicembre 2014 del 5% rispetto all’anno precedente e questa crescita, assicurano da Londra, non è in nessun modo legata alle vendite dei Kindle, cui Waterstones si era convertita due anni fa. L’evoluzione digitale sembra faticare, e anche da Foyles, altra catena di librerie britanniche, si deve registrare l’insuccesso, almeno per ora, di un esperimento di e-reader, ma al tempo stesso, si tocca un +8% nelle vendite complessive. Conferme in questo senso arrivano anche dagli Stati Uniti dove, scrive sempre il FT, le vendite di libri tradizionali sono cresciute del 2,4%, secondo anno consecutivo con un segno più. In Gran Bretagna il dato resta negativo per il 2014 (-1,3%), ma nel 2013 la caduta era stata del 6,5% (nonostante un anno con bestseller come “Cinquanta sfumature di grigio” oppure, imperdibile per il pubblico inglese, l’autobiografia di Sir Alex Ferguson) – Fonte AscaNews. Il libro di carta, insomma, sembra tutt’altro che morto e dalla Gran Bretagna gli operatori editoriali non hanno paura di parlare di un’industria del libro che gode di “salute piuttosto buona”. In Italia, invece, attendiamo ancora il boom dell’editoria digitale, ma da noi le tendenze globali arrivano quasi sempre in ritardo.

Share:

Letture&lettori: Mini libri al fronte per vincere la guerra

Scritture&Scrittori By Gennaio 7, 2015 No Comments
51izoa7BSrL._SL300_webCe lo racconta Giulio Azzolini su Repubblica sera del 6 gennaio. Nel corso della seconda guerra mondiale gli Stati Uniti finanziarono, produssero e distribuirono libri per distrarre le truppe, come dire “Cibo per la mente e per vincere la paura”. Il progetto ideato da alcuni grandi editori di New York fu discusso e supportato dal Dipartimento per la Guerra. Tra gli autori pubblicati in un formato speciale – due colonne su pagina di giornale, una carta testata per resistere fino a sei letture – Graham Greene, Melville, Charles Dickens, Shakespeare e Fitzgerald. I testi sopravvissuti sono oggi materiale per collezionisti. L’intera storia dei mini libri è raccontata da Molly Guptill Manning in When Books Went to War: the stories that helped us win World War II (Quando i libri entrarono in guerra: le storie che ci hanno aiutato a vincere la seconda guerra mondiale) edito da Houghton Muffin Harcourt. Quei libri, così piccoli, furono i primi “tascabili” della storia e rappresentarono una rivoluzione nell’industria editoriale.

Share:

Letture&lettori: Marck Zuckerberg lancia il Club della lettura

Scritture&Scrittori By Gennaio 5, 2015 No Comments

libri-kBeC-U10401277047418QAH-700x394 webIl fondatore di Facebook ha decretato che il 2015 sarà “l’anno dei libri” e ha invitato il popolo di Facebook alla lettura di due libri al mese. Da ieri, dunque, sul social network è comparsa la pagina “Year of books” che al momento in cui scrivo, sono le 16 del 5 gennaio, ha già raccolto oltre 139.000 “Mi piace”. «Leggeremo un nuovo libro ogni due settimane e ne discuteremo qui – è scritto in un post – I nostri libri si concentreranno sull’apprendimento di nuove culture, credi, storie e tecnologie. Suggerimenti per nuovi libri da leggere sono sempre benvenuti».  Come primo volume da leggere, Zuckerberg consiglia La fine del potere del venezuelano Moses Naim, un saggio di 300 pagine pubblicato nel marzo del 2013 che parla dell’evoluzione della leadership. «Sentitevi liberi di discuterne, ma mantenete la conversazione attinente a questo libro», raccomanda nel post.  L’iniziativa di Zuckerberg è stupefacente di per sé e porterà a chissà quali iniziative da parte degli editori per ottenere la segnalazione di un loro libro. Nel nostro Paese un italiano su due non legge neppure un testo l’anno e i libri non si vendono. Chissà, forse grazie all’iniziativa del vecchio Marck rivolta all’immensa platea di Facebook (1,3 miliardi di iscritti), qualcosa potrebbe cambiare.

Share:

Immagini&ricordi: la memoria storica del Touring

Scritture&Scrittori By Dicembre 14, 2014 No Comments

IT-MI0332_TCI000394_01-webLe immagini ci aiutano a rievocare situazioni a risvegliare emozioni, a ricordare. Fotografie, diapositive, lastre, cartoline, disegni, carte geografiche, guide, periodici, libri illustrati. E poi documenti, registri, lettere. Un patrimonio, quello del Touring, stimato intorno ai 700mila oggetti custoditi dal Centro documentazione del Tci che costituisce la memoria dell’associazione e dei suoi 120 anni di vita. Un’eredità culturale che il Touring ha reso reso consultabile non solo per i propri soci ma anche per un pubblico più vasto. Dopo un lavoro preliminare di analisi, ha preso il via da pochi mesi il progetto di archivi online Digitouring. Obiettivo: rendere possibile fare ricerche e navigare tra i documenti e le immagini che saranno via via resi disponibili in formato digitale. L’attivazione del portale www.digitouring.it è libera e aperta a tutti.

Share: