Grazie all’innovazione digitale e in parte anche alle necessità indotte dalla crisi, l’editoria è diventato un settore ad alta innovazione ed è in continua evoluzione. Il self-publishing, una delle novità più clamorose in questo campo, rappresenta una modalità in cui l’autore è anche l’editore di se stesso e in quanto tale deve assolverne tutte le funzioni. Le piattaforme di servizio ai self-publisher fino a ieri hanno spesso rappresentato una sorta di buco nero che inghiottiva di tutto: testi scritti in un italiano sciatto, trame improbabili o scopiazzate, errori di battitura per non dire di certe impaginazioni e delle copertine rimediate in casa. Un mercato che ha dato ripetute fregature ai lettori. Ora però qualcosa è mutato. All’interno di questa modalità di pubblicazione sono cominciati i distinguo e la qualità è ciò che, come sempre, fa la differenza. Sono sempre di più i Self-Publisher che propongono opere originali e ben scritte, risultato di un serio impegno, di un editing accurato e che vengono presentate in modo professionale. In qualche caso la qualità di questi libri è superiore a quella di prodotti editati da case editrici di rilievo. La distribuzione attraverso piattaforme quali ad esempio, Amazon Kdp (Kindle Direct Publishing), Smashwords e altri consente di andare ben oltre i confini del nostro Paese. Inoltre non sono solo gli esordienti a prodursi in maniera indipendente, anche diversi scrittori già affermati hanno imboccato questa strada. Il self-publishing non è più visto come un ripiego, ma è accreditato culturalmente tanto da essere diventato un’opzione concreta per qualsiasi autore. Adesso per i self-publisher che operano in qualità, diventa imperativo dare evidenza al proprio libro promuovendolo in maniera adeguata. Un’attività necessaria e irrinunciabile se si vuole fare conoscere la propria opera. Per questo occorre che l’autore si metta in gioco, che costruisca la sua piattaforma online, che abbia un seguito sui blog e sui social network.
Da marzo a ottobre 2015
Milano sarà la prima Città del Libro della storia e lo sarà durante l’anno in cui ospita l’Expo, nel 2016 il testimone sarà passato a un’altra città. L’investitura di Milano come prima Città del Libro è stata sostenuta dai promotori della Rete della Città del Libro (il Centro per il libro e la lettura, l’ANCI e la Fondazione per il Libro la Musica e la Cultura di Torino), dal Comune di Milano e dal Comitato promotore di BookCity e porterà a un’azione coordinata e sistemica di moltiplicazione delle occasioni di contatto e di conoscenza fra i lettori e chi scrive, produce, vende, presta, conserva, traduce e legge libri, con l’obiettivo di ridare valore all’atto di leggere e propulsione all’editoria. La città ospiterà quindi, da marzo a ottobre, un ricco programma di manifestazioni di grande visibilità nazionale. A marzo è previsto un incontro delle Città del libro; in aprile verrà dato spazio a un grande progetto nazionale di promozione della lettura rivolto ai non lettori, basato sulla partecipazione attiva dei lettori come ambasciatori; a maggio si svolgerà la Bibliopride, Giornata nazionale delle Biblioteche; in giugno è prevista l’iniziativa Letti di notte e a settembre la mostra Milan, a place to read. Infine, in ottobre si svolgerà l’evento nazionale per il lancio di Libriamoci nelle scuole oltre a un’edizione di Bookcity speciale internazionale per Expo.
Un bonus lettura, un ‘buono spesa’ destinato ai giovani tra i 18 e i 25 anni, per l’acquisto di libri, giornali o abbonamenti a riviste e quotidiani, pagando solo il 25% del prezzo, mentre il 75% verrebbe pagato dallo Stato, fino a un contributo pubblico pari a 100 euro a testa. Questa l’interessante proposta fatta dalla Filiera della carta contro la crisi dei consumi. Considerando una percentuale del 50% di fruitori (su un totale di quasi 5 milioni di giovani tra 18 e 25 anni potenzialmente interessati), con il ‘bonus lettura’ si prevede, come spiegato da Alessandro Nova, dell’università Bocconi nella sua relazione all’incontro annuale della Filiera della carta, editoria, stampa e trasformazione, una domanda effettiva da 328,1 milioni per il settore, pari a un costo effettivo per lo Stato di 246,1 milioni. Inoltre la platea potenziale di 5 milioni di 18-25enni rappresenterebbe, sottolinea Nova, «un volano sicuramente efficace nell’imprimere un impulso importante allo sviluppo di un maggior livello culturale dei (potenziali) lettori». La proposta della Filiera è nata dalla presa d’atto che sono oltre 800 mila le persone che nel 2014 sono uscite del mercato della lettura di libri (dati Istat) mentre nel 2013 hanno smesso di leggere abitualmente un quotidiano 1,9 milioni di persone e un periodico 3,6 milioni di persone. In Italia oltre la metà della popolazione legge meno di un libro all’anno, Il bonus libri potrebbe favorire il consumo di prodotti culturali con indubbi benefici sia per chi vende sia per chi acquista.
Leggere su carta consente una lettura più “profonda” rispetto a quella che si ha attraverso gli e-book, un dato riconosciuto anche dai nativi digitali. Secondo un sondaggio condotto presso librerie e studenti dalla linguista Naomi S. Baron, della American University di Washington e durato diversi anni, leggere su carta è più piacevole, permette una maggiore memorizzazione, ma richiede più attenzione. Un’altra ricerca curata dal Washington Post dice che solo il 9 per cento degli studenti universitari americani si affida agli e-book. Dunque i libri di carta vincono nettamente. Un servizio pubblicato dallo stesso quotidiano conferma che un quarto degli studenti preferisce sborsare decine di dollari per libri di carta (nuovi o usati) che sono disponibili gratuitamente in versione digitale. L’ evoluzione del digitale resta ancora tutta da decifrare.
– See more at: http://www.iltuoghostwriter.it/news/scritture-scrittori/#sthash.9fXJ6wsM.dpuf
Stefano Bartezzaghi, giornalista e scrittore italiano, ha scritto un articolo su Repubblica spiegando la grandezza e le conseguenze del tentativo di Mondadori di acquistare la divisione libri di RCS. Se Mondadori acquistasse RCS Libri – un gruppo che comprende Rizzoli, Fabbri, Sonzogno e molti altri nomi conosciuti di editori – con un’operazione del valore di 120 milioni di euro, arriverebbe a possedere quasi il 40 per cento del mercato: a fare da concorrenza rimarrebbero soltanto piccoli e medi gruppi, con limitate possibilità economiche. Inoltre bisognerà vedere come Mondadori gestirebbe identità editoriali completamente diverse, con storie, scelte editoriali e filosofie molto diverse tra loro. Quasi cinquant’anni fa le due rivali storiche del dolciario italiano Alemagna e Motta si ritrovarono riunite nella Sme: qualcuno parlò di «Alemotta». Il buon gusto letterario forse impedirà il conio di un marchio «Mondazzoli» ma certamente la notizia dell’offerta di acquisizione della Rizzoli (cioè, di Rcs libri) da parte della Mondadori è assai più rilevante di quella che impressionò gli appassionati del panettone. Se l’affare editoriale andrà in porto, nell’ansimante settore librario italiano si ergerà una specie di cattedrale che non temerà ombre, occupando quasi il 40 per cento del settore medesimo. Sotto la vastissima copertura di questo edificio colossale si ritroverebbe una quantità di marchi che sono trai più famigliari ai frequentatori delle librerie. Da parte Mondadori, oltre al marchio omonimo: Enaudi, Sperling & Kupfer, Harlequin, Piemme, Electa; da parte Rcs: Rizzoli, Bompiani, Adelphi, Marsilio, Sonzogno, Skira, Lizard, Sansoni, Fabbri. Il resto del mercato se lo spartirebbero il Gruppo Gems (Garzanti, Longanesi, Guanda, Salani, Bollati Boringhieri, Chiarelettere), Feltrinelli, un editore storico come Laterza e poi Sellerio e la galassia della piccola editoria, vivacissima culturalmente ma economicamente altrettanto debole.
Leggo su Babele che, secondo i giornali russi, il tour operator moscovita Megapolis Kurort offre “gite” guidate di quattro giorni in Ucraina per la modica cifra di 2-3.000 dollari e mette a disposizione dei turisti che vogliono provare il brivido della guerra, un mezzo blindato che può ospitare da cinque a sette persone oltre a delle guardie del corpo – http://www.babelemagazine.com/2015/02/18/to-russo-offre-tour-in-zone-di-guerra-in-ucraina/ -. È di tutta evidenza l’assurdità di una tale proposta e sconvolge ancora di più sapere che ci sono persone interessate ad aderire all’iniziativa. Sto lavorando alla stesura di un libro, un memoir, che verrà pubblicato il prossimo autunno, l’autore accreditato dell’opera è una donna che ha trascorso l’adolescenza nel contesto della guerra della ex Jugoslavia. Sono rimasta profondamente toccata dal racconto che mi ha fatto di quegli anni. Le vicende in cui è stata coinvolta hanno segnato la sua vita a tal punto che ha sentito la necessità di trasferirle in un libro per trasmetterle ad altri per dare conforto e speranza e indicare che un altro modo di vivere esiste. Lei oggi ha voltato pagina, non dimentica il passato e ha saputo costruirsi un presente positivo. C’è da chiedersi come possano esistere delle persone interessate a cercare emozioni e distrazioni nell’orrore della guerra e nelle sofferenze di altri.
Le librerie indipendenti insorgono contro la Legge Levi – DDL concorrenza. Il Consiglio dei Ministri discuterà il 20 febbraio un disegno di Legge sulla concorrenza che prevede diverse liberalizzazioni, tra cui quelle relative alla vendita di libri. L’intenzione di tutelare la libera concorrenza secondo condizioni di pari opportunità sul territorio nazionale, nonché di assicurare ai consumatori finali migliori condizioni di accessibilità all’acquisto e il miglior prezzo (queste le motivazioni generali del progetto di legge), avrà in questo caso un esito contrario alle intenzioni. Il mercato del libro in Italia ha bisogno di maggiori regole e maggiori investimenti che garantiscano la pluralità delle espressioni culturali, il contrasto delle posizioni dominati nei vari settori del mercato (produzione editoriale, distribuzione, commercializzazione) e la presenza di soggetti diversi piccoli e grandi che consentano ai consumatori di scegliere loro che cosa leggere e dove comprare e non il contrario: già oggi “non si legge ciò che si desidera, ciò che si pensa corrisponda ai propri gusti e alle proprie inclinazioni, ma ciò che viene imposto. Più efficace dei regimi totalitari, il mercato si impone soft e inesorabile” (Claudio Magris, Corriere della Sera del 23 gennaio 2015). Le librerie indipendenti di Milano si associano a quanti chiedono che la Legge Levi venga tolta dal DDL concorrenza, che si discuta del prezzo dei libri e di tutto il comparto dell’editoria considerando i progetti di legge già in discussione in Parlamento (proposta di Legge Giordano e altre) e coinvolgendo i soggetti oggi tenuti ai margini dei processi decisionali, formalmente legittimi ma sostanzialmente mancanti di una conoscenza reale dei problemi del comparto editoriale italiano.
Info: http://www.librerieindipendentimilano.net/
