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Scritture&Scrittori

Le case, i luoghi della vita e della memoria – Case di Ermanno Bencivenga

Scritture&Scrittori By 16 Maggio, 2014 No Comments

Ermanno-webFino ad oggi in ciascuna delle storie di vita che ho raccolto come ghost writer, c’è sempre stata almeno una casa a rappresentare una parte importante delle vicende narrate. Qualche volta era il teatro di scena, il fondale oppure un punto d’arrivo o un luogo da cui fuggire, più spesso il rifugio a cui tornare. Per questo sono sempre curiosa di leggere i libri che parlano delle case, del loro essere presenti nelle vite degli altri e nel determinare più spesso di quanto pensiamo i loro destini.

Ermanno Bencivenga, professore di filosofia all’Università di California (Irvine) e logico di fama, con Case (Cairo Publishing) propone sei racconti che si muovono in un territorio cui siamo davvero intimamente affezionati, quello della casa. La scrittura è precisa, puntuale e avvolgente, ci conduce subito in quegli ambienti, li facciamo nostri e li sentiamo amici o nemici, a seconda del caso. La casa di proprietà è sempre stata in cima ai sogni degli italiani, ma il legame con lo spazio al di là del confine della porta che separa la vita di ciascuno di noi dalle altre, va ben oltre il vantaggio del possesso materiale di quattro mura. Lo descrive magistralmente Bencivenga fin dal primo racconto in cui alcuni arredi dello splendido salone dell’appartamento milanese dei coniugi Dadda, esprimono un carattere che travalica quello dei proprietari, “… poggiava  agguerrito un tavolo da pranzo in legno massiccio …”  cui si aggiungono altri elementi funzionali per determinare l’offerta di almeno tre diverse ipotesi di vita. Il salone in questo caso è “la cifra, l’archetipo, il paradigma” del loro mondo, il palcoscenico in cui viene esibito l’evolversi della vita familiare, il piacere, il successo anche sociale e la realizzazione personale fino al primo malessere per l’incombenza dei figli adolescenti che diventano appendici estranee e noiose, fuori posto nel salone ove tutto è perfetto.  I padroni di casa alla fine non riconosceranno neppure il limite della loro decadenza.

Case-webLa prestigiosa villa nei dintorni di Genova, il sogno di Antonietta e Raffaele Iovine reso reale grazie a un imbroglio, è solo lo strumento per favorire la scalata sociale di chi ha investito sul possesso materiale e non su se stesso, un mezzo per conquistare il rispetto degli altri e il successo sociale, comunque fasulli. Un fallimento percepito dalla coppia, ma di fatto negato di fronte al riconoscimento ottenuto dalla casa.

Volterra. L’illusione di un attimo, un deviare dal proprio sentire. Luca Spiazzi, docente di economia e donnaiolo, quasi indifferente alla vita in cui è calato, ha sempre inteso la casa di proprietà come la catena a un modello di vita stabile. Lui non ha bisogno di mettere radici, di avere una cuccia cui tornare. Mente a se stesso restando in affitto, provvisorio, dentro una normalità cui finge di non appartenere. Un giorno è tentato di cedere a una casa dentro un paesaggio. È un attimo. Ritorna subito a quell’idea di provvisorietà che lo lascia libero di partire quando vuole per un viaggio dentro un’altra vita che forse non farà mai.

Il cemento al posto dei prati e anche nel cuore. Questo, ambientato a Roma, è il racconto forse più amaro. L’appartamento superaccessoriato rende schiavo Stefano, un giovane vecchio dentro, che affronta una vita di sacrifici e rinunce per mantenere una casa che non può permettersi, una vita negata a causa della casa.

A Reggio Calabria la penna di Bencivenga dipinge l’affresco di una società isolata, ormai in rovina. I nobili padroni di una storica dimora, chiusi in un ottundimento definitivo che preclude qualsiasi possibilità di salvezza, soccombono. I giovani di solito se ne vanno, fuggono perché non hanno altra scelta. Chi resta, come Pina, all’inizio una donna vitale e piena di attese, finisce divorata dalla casa patrizia. Infatti, acquisito il titolo di Donna Pina le verrà negata la possibilità di un riscatto e finirà per consolarsi con il cibo, inghiottita dal lato oscuro della casa. Il palazzo, come le case dei racconti precedenti, attende di tornare a nuova vita andando oltre chi in passato gli fu padrone. Vincono le case, quasi sempre.

Nel racconto che chiude la raccolta c’è una casa che perde la partita. Narra la storia di Demetrio, un emigrante che ha lasciato l’abitazione ereditata dal padre a San Giovanni in Fiore, un paese della Sila. Per Demetrio la casa, costruita dal genitore come segno di riconoscimento della propria fortuna presso i compaesani, è una prigione. Allora lui sceglie la libertà, emigra a New York e va ad abitare in un sobborgo di Queens. Lascia indietro l’edificio che si degrada lentamente e di cui resteranno a imperitura memoria solo gli infissi di alluminio. A Demetrio va il merito di una scelta coraggiosa che lo porterà a vivere nel bene e nel male “fuori di casa”. Infatti, non ne avrà mai una intesa nel senso italiano, e non solo, del termine.

 

 

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Un’idea di destino – Diari di una vita straordinaria di Tiziano Terzani

Scritture&Scrittori By 12 Maggio, 2014 No Comments

Tiziano-Terzani-webSeduto per terra su una coperta di lana bianca scrivo queste righe. Sono felice. Mi pare davvero di aver fatto il primo passo di un grande viaggio, di avere la chance di una nuova, bella avventura. Il silenzio attorno è immenso e la possibilità di ascoltare la propria voce la più grande che ho mai avuto.”

«Cosa fa della vita che abbiamo un’avventura felice?» si chiede Tiziano Terzani in questa eccezionale opera inedita, pubblicata da Longanesi, che racconta con l’esistenza di un uomo che non ha mai smesso di dialogare con il mondo e con la coscienza di ciascuno di noi. In un continuo e appassionato procedere dalla Storia alla storia personale, viene finalmente alla luce in questi diari il Terzani uomo, il padre, il marito: una persona curiosa e straordinariamente vitale, incline più alle domande che alle facili risposte. Scopriamo così che l’espulsione dalla Cina per «crimini controrivoluzionari », l’esperienza deludente della società giapponese, il passaggio professionale dalla Repubblica al Corriere della Sera, i viaggi in Thailandia, URSS, Indocina, Asia centrale, India, Pakistan non furono soltanto all’origine delle grandi opere che tutti ricordiamo. Furono anche anni fatti di dubbi, di nostalgie, di una perseverante ricerca della gioia, anni in cui dovette talvolta domare «la belva oscura» della depressione. E proprio attraverso questo continuo interrogarsi («tutto è già stato detto, eppure tutto è da ridire»), Terzani maturava una nuova consapevolezza di sé, affidata a pagine più intime, meditazioni, lettere alla moglie e ai figli, appunti, tutti accuratamente raccolti e ordinati dall’autore stesso, fino al suo ultimo commovente scritto: il discorso letto in occasione del matrimonio della figlia Saskia, intriso di nostalgia per la bambina che non c’è più e di amore per la vita, quella vita che inesorabilmente cambia e ci trasforma.

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Salinger – La guerra privata di uno scrittore di David Shields, Shane Salerno

Scritture&Scrittori By 10 Maggio, 2014 No Comments

sALINGER-WEBNegli ultimi cinquant’anni l’inafferrabile autore de Il giovane Holden è stato oggetto di ogni sorta di congettura, pettegolezzo, illazione e di una serie di discutibili tentativi di biografia. Ma, a causa della segretezza con cui ha vissuto circa metà della sua vita, il complesso e contraddittorio essere umano che si nasconde dietro il mito di J.D. Salinger è rimasto un enigma. Fino ad oggi. Dalla partecipazione alla Seconda Guerra Mondiale sul Fronte all’incontro con Hemingway, dalle estati a Daytona Beach alla prima fascinazione per il mondo degli adolescenti, dal riconoscimento da parte del New Yorker alla pubblicazione del suo unico romanzo, dalla storia d’amore con l’attrice Oona O’Neill (poi sposatasi con Charlie Chaplin) fino al ritiro dalla vita sociale a cui costrinse se stesso e la sua intera famiglia, questo volume, edito da ISBN, – frutto di otto anni di ricerche e interviste – racconta la vita di uno scrittore attraverso le testimonianze di oltre duecento persone legate a lui da ogni tipo di rapporto: ex commilitoni, compagni di classe, amanti, figli, amici intimi, editori, colleghi, stalker, ma anche personaggi noti, tra cui Billy Wilder, Gore Vidal, Edward Norton, Tom Wolfe e tanti altri. David Shields e Shane Salerno hanno unito questo archivio infinito di contributi a una collezione di fotografi e, lettere, diari, documenti e stralci di racconti rimasti finora inediti, dando vita a una biografia orale, un incredibile puzzle di voci che abbatte il muro di mistero che Salinger aveva meticolosamente costruito attorno a sé a partire dal 1965, anno in cui si trasferì nella campagna del New Hampshire per chiudersi in un isolamento che in pochi sono riusciti a scalfi re per estorcere un’intervista o un consiglio di vita. Il risultato è un appassionante thriller letterario, e il ritratto definitivo di una delle più affascinanti figure del Ventesimo secolo. Da quest’opera è stato tratto un documentario, Salinger (il mistero del Giovane Holden) distribuito da Feltrinelli Editore e Nexo Digital che sarà nelle sale italiane, solo per un giorno, martedì 20 maggio.

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Ricordi&Memorie: Mark Twain, Autobiografia da pubblicare cent’anni dopo la morte secondo la volontà dell’autore

Scritture&Scrittori By 5 Maggio, 2014 No Comments

Mark-Twain-web“Ce l’ho fatta! Non sai che divertimento ti perdi finché non ti metti a dettare la tua autobiografia… e quanto somiglia al parlato, quanto sembra reale, quanto scorre bene…e che freschezza che ha, di rugiada, brezza e legno”. Così scriveva Mark Twain nel 1904 in una lettera a un amico, per comunicargli trionfante di aver trovato la formula giusta per raccontare la sua vita. Dopo trentacinque anni di false partenze e una montagna di scartafacci cestinati, ecco l’intuizione giusta: dettare le proprie memorie invece di scriverle – il “parlato” gli garantiva una fluidità del racconto incomparabile con “qualsiasi imitazione se ne possa fare con la penna”. Detto fatto, nel gennaio del 1906 comincia le dettature giornaliere e tre anni dopo l’opera è compiuta, ma… c’era un ma: bisognava aspettare cent’anni dopo la sua morte. “Un libro destinato a essere pubblicato un secolo dopo dà allo scrittore una libertà altrimenti impossibile”. Da se stesso al padreterno, l’ironia di Twain non risparmia nessuno e ci regala oggi l’ennesimo capolavoro. Un corpo a corpo, durato quasi quarant’anni: questo è stato il rapporto tra Twain e la sua autobiografia. Risale infatti al 1870 la prima decisione di mettere nero su bianco la sua vita. Proposito naufragato nel giro di qualche infruttuoso tentativo. Da allora fino al 1905, quel tarlo portò Twain ad accumulare una quarantina di false partenze finché all’alba del gennaio 1906, ecco la svolta: Twain cominciò a dettare a una stenografa quella che finirà per approvare come la sua definitiva autobiografia. Tre anni più tardi, dopo 250 dettature e oltre mezzo milione di parole, l’opera poteva dirsi compiuta, ma a una condizione: la pubblicazione sarebbe avvenuta solo cent’anni dopo la sua morte. “Scrivere un libro destinato alla pubblicazione un secolo dopo consente una libertà senza pari. Solo così puoi parlare apertamente di chiunque, senza timore di ferire i suoi sentimenti, né quelli dei figli o dei nipoti”. Questo fu il mandato di Twain, e trascorso il secolo da lui preordinato, ecco che finalmente nel 2010 la University of California Press ha dato alle stampe l’unica autentica autobiografia, così come concepita dall’autore e senza le censure e i rimaneggiamenti indebitamente apportati dai curatori delle precedenti edizioni. E così il vero Twain ha sbaragliato record e classifiche di vendita negli Usa, grazie al vulcanico racconto dei suoi ricordi a briglia sciolta, in barba a ogni ordine o cronologia, e soprattutto senza remore né riguardi per chicchessia. Forte dello straordinario successo ottenuto in America – oltre 400000 copie vendute e 42 settimane in classifica –, arriva oggi ai lettori italiani pubblicata da Donzelli Editore.

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Il senso di una storia: Terra matta, l’autobiografia di Vincenzo Rabito

Scritture&Scrittori By 2 Maggio, 2014 No Comments

Terra-Matta-web“Se all’uomo in questa vita non ci incontro aventure, non ave niente darracontare”.

Scritto in una lingua inventata giorno per giorno e con un inarrestabile passo narrativo, Terra matta (Einaudi) parla del carattere del nostro Paese, stagliandosi, pagina dopo pagina, come una straordinaria epopea dei diseredati. Un bracciante siciliano si è chiuso a chiave nella sua stanza e ogni giorno, dal 1968 al 1975 ha ingaggiato una lotta solitaria contro il proprio semi-analfabetismo, ha digitato su una vecchia Olivetti la sua autobiografia. Ha scritto, una dopo l’altra, 1027 pagine a interlinea zero, senza lasciare un centimetro di margine superiore né inferiore né laterale, nel tentativo di raccontare tutta la sua «maletratata e molto travagliata e molto desprezata» vita.  Ne è venuta fuori un’opera monumentale, forse la più straordinaria tra le scritture popolari mai apparse in Italia, sia per la forza espressiva di questa lingua mescidata di italiano e siciliano, sia per il talento narrativo con cui Rabito è riuscito a restituire da una prospettiva assolutamente inedita più di mezzo secolo di storia d’Italia.  Imprevedibile, umanissimo e strepitosamente vitale, Terra matta ci racconta le peripezie, le furbizie e gli esasperati sotterfugi di chi ha dovuto lottare tutta la vita per affrancarsi dalla miseria; per salvarsi la pelle, ragazzino, nel mattatoio della Prima e poi della Seconda guerra mondiale; per garantirsi un futuro inseguendo (con «quella testa di antare affare solde all’Africa») il sogno fascista del grande impero coloniale in «uno miserabile deserto»; per arrabattarsi, in mezzo a «brecante e carabiniere», tra l’ipocrisia, la confusione e la fame del secondo dopoguerra; per tentare, a suo modo («impriaco di nobilità»), la scalata sociale con un matrimonio combinato e godere, infine, del benessere degli anni Sessanta, la «bella ebica» capitata ai suoi figli, ritrovandosi poi sempre, o quasi sempre, «come la tartaruca, che stava arrevanto al traquardo e all’ultimo scalone cascavo». Dal libro è stato liberamente tratto anche un film, “Terramatta” di Costanza Quatriglio, vincitore del Nastro d’Argento 2013 e “Film della Critica” 2013.

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